CATALOGO DELLE TRACCE

La fotointerpretazione dell'area parco e preparco dei monti dell'Uccellina si è svolta analizzando i voli disponibili presso l'Ufficio del Territorio della provincia di Grosseto e l'Ufficio Cartografico della Regione Toscana. Il volo base utilizzato è quello realizzato dall'ente Enel realizzato nel 1973 e presente solamente per la fascia costiera. Si è rivelato particolarmente utile perchè presenta le stesse caratteristiche del volo Eira, cioè scala 1:13000 e ottima qualità di ripresa. In più si tratta di una pellicola a colori, perciò di estrema utilità per la visualizzazione dei dettagli.
Inoltre, nella sola zona compresa tra torre la Trappola e Telamone, è stato possibile usufruire del volo realizzato dalla provincia nel 1984 con una pellicola ad infrarosso vicino, per il controllo della vegetazione e dello stato di inquinamento della costa. Si tratta quindi di una documentazione estremamente importante per un tipo di territorio completamente coperto da vegetazione arbustiva quale è la macchia mediterranea e quindi pressochè inaccessibile alla fotointerpretazione. L'impiego dell'infrarosso ha permesso in primo luogo di avere confronti sulle anomalie già catalogate da Marcello Cosci nel primo censimento Asfat riguardanti prevalentemente le torri costiere. In secondo luogo è stato possibile individuare nuove tracce nella vegetazione e di umidità nel sottosuolo. Un ulteriore confronto con altre riprese è stato attuabile grazie ai voli regionali della Società Aerea Meridionale con copertura parziale del territorio (Anno di ripresa 1984, foto b/n) e del volo digitale Aima del 1996. Quest'ultimo si è rivelato particolarmente utile come base di riferimento per la georeferenziazione delle anomalie. Fino ad ora sono state individuate 21 anomalie, di cui 12 nell'area parco e 9 nell'area preparco. A queste vanno aggiunte le altre 17 già censite da Marcello Cosci per il censimento Asfat della Toscana. Dal punto di vista geologico la zona si distingue essenzialmente in due parti rappresentate rispettivamente da depositi alluvionali recenti, sabbie e depositi argillosi di origine fluviale localizzati lungo la linea di costa e nell'interno, tra la via Aurelia e i monti dell'Uccellina. Questi ultimi rappresentano il secondo aspetto caratterizzato da formazioni calcaree con azioni di dissoluzione carsica e formazioni di arenarie con intercalazioni argillitiche costituenti la maggior parte delle alture. In pianura si trovano invece aree a litologia caratterizzata da depositi alluvionali recenti e attuali, depositi di colmata, depositi palustri e terreni torbosi. La recente deposizione di questi strati potrebbe spiegare la scarsità di tracce in queste zone. I terreni frequentemente soggetti a inondazioni sono ricoperti da depositi alluvionali che impediscono una buona visibilità . Dalla foto aerea si mostrano come aree molto scure per la forte umidità del suolo, con numerose tracce di umidità dai margini irregolari per le quali è da mettere in dubbio la presenza di insediamenti sepolti quale causa della loro formazione. Spesso anche le tracce relative ad edifici sono più confuse e non facilmente interpretabili poichè le stesse composizioni litologiche sono la causa della formazione macchie di scure sui terreni arati.

CATALOGAZIONE DELLE TRACCE NELLA ZONA COSTIERA

La catalogazione dei dati raccolti dalla fotointerpretazione è stata effettuata utilizzando l'apposita scheda costituita da un archivio relazionale e articolata secondo seguendo i criteri guida del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell'Università di Siena. Ciò ha permesso di vedere i dati raccolti in un'ottica più vasta e di creare un'architettura aperta e facilmente integrabile con le nuove informazioni che vengono continuamente acquisite. La numerazione delle anomalie è progressiva e si riferisce alla totalitàdi tutte le evidenze da foto aerea schedate dal dipartimento di archeologia. Un archivio ben strutturato ha dato inoltre la possibilità di raggiungere un elevato grado di dettaglio nella catastazione dei dati. Premettendo che spesso non è facile inquadrare situazioni così complesse nei rigidi schemi delle categorie, sono stati utilizzati i seguenti campi di definizione:
Alterazione nella composizione del terreno (soil sites)
Crescita anomala delle coltivazioni erbacee (crop marks)
Crescita anomala di piante ad alto fusto spontanee o coltivate
Crescita anomala di erbe spontanee (grass weed marks)
Conservazione dell'umiditànel sottosuolo (damp marks)
Sopravvivenza
Anomalia Morfologica
Anomalia Generica
Si tenga presente la distinzione tra anomalia e traccia: si può parlare di traccia in senso generico, raggruppando, con questo termine, tutte le evidenze rilevate nella lettura dei voli. Più precisamente le tracce si formano ogni qual volta avviene una variazione della colorazione sul terreno nudo o coperto da vegetazione a causa della differenza di crescita delle piante. Altresì, per anomalia, si intende tutto ciò che per una conformazione particolare, oltremodo evidente e discordante, rispetto al resto del paesaggio in cui inserito; alcune morfologie o aspetti di una regione, possono conservare nella loro singolarità la testimonianza di realtà ormai scomparse. Per anomalia sono state utilizzate due definizioni: morfologica e generica.
Per la prima si parla in pratica di piccoli rilievi che rappresentano, già di per se, una peculiarità dal punto di vista geologico ma che possono anche essere l'approdo favorevole per gli insediamenti umani. Per "anomalia generica" si vuole invece abbracciare una casistica più ampia. Spesso, le aree di rispetto che a volte si creano in presenza di insediamenti archeologici, sottraggono ampi spazi ai terreni coltivati. In mancanza di intervento da parte dell'uomo si formano aree coperte da vegetazione spontanea. Questa, se da un lato genera l'occultamento, dall'altro può garantire la conservazione o addirittura in casi favorevoli esaltarne la presenza, seguendo addirittura la forma dell'insediamento sottostante. Tutte le altre definizioni riguardano il diverso inquadramento delle tracce da foto aerea per le quali esiste giàun'ampia letteratura. Le tracce nella vegetazione ad alto fusto, ad esempio, sono frequenti nel sistema mediterraneo, interessato soprattutto da folta vegetazione. Qui l'individuazione delle tracce presenta canoni completamente diversi da quelli utilizzati dai fotointerpreti tradizionali. Si tratta in particolare di aree di bosco con vegetazione più o meno fitta, dove la presenza di strutture sepolte influenza in modo irreversibile la crescita delle piante. Le tracce di sopravvivenza sono solitamente generate da elementi archeologici rimasti in luce. Non sono quindi fenomeni indicativi per se, quanto per le potenzialitàofferte nel ricostruire una situazione antica, ovviamente confermata soltanto al momento della verifica. Rientrano in questa categoria i ruderi di vario genere e tutte le emergenze in elevato tipo muri o terrazzamenti. Particolare attenzione è stata riposta sulle anomalie morfologiche. Si tratta in pratica di piccoli rilievi che rappresentano, giàdi per se, una peculiarit?dal punto di vista geologico ma che possono essere anche l'approdo favorevole per gli insediamenti umani. Per rendere meglio visibile l'entitàdi questi piccoli rilievi sono stati realizzati modelli tridimensionali delle foto aeree sulla base delle curve di livello vettoriali. Di notevole interesse sembra essere la zona presso Alberese. Qui si hanno tre anomalie molto interessanti. In primo luogo la foto obliqua giàpubblicata e relativa ad una villa romana identificabile con la mansio di Hasta. La fotointerepretazione effettuata sul volo Enel ha messo in evidenza anche il poggio sovrastante la zona in questione. In realtànon sono visibili tracce notevoli quanto piuttosto la morfologia singolare lascia presupporre la presenza di una zona particolarmente adatta agli insediamenti. Esempi simili sono presenti a sud di Cosa-Ansedonia. Alcune ville come ad esempio, Monte Alzato e Settefinestre si trovano su piccole alture morfologicamente dissimili rispetto al resto del territorio pianeggiante.

ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI E REALIZZAZIONE DI MODELLI TRIDIMENSIONALI

La visualizzazione tridimensionale si è rivelata di particolare importanza per la valutazione dell'impatto visivo che le anomalie morfologiche hanno sul territorio. Spesso al momento della digitalizzazione la mancanza della tridimensionalità visibile allo stereoscopio rende disagevole la comprensione e l'interpretazione delle tracce individuate dal fotointerprete. A questo inconveniente vengono in aiuto i modelli tridimensionali del terreno (Tin: Terrain Interpolation Network), ai quali è possibile associare la foto aerea georeferenziata. Tali modelli vengono realizzati impostando sulla foto aerea i valori delle altezze riportati sulle curve di livello. Le curve di livello sono sicuramente la fonte di dati più diffusa per i Dem (Digital elevation model) essendo uno strumento facilmente disponibile. Generalmente però presentano una ridondanza di punti lungo le linee e una carenza nel senso ad esse trasversale, risultando così poco efficienti per una loro rappresentazione numerica in forma di matrice altimetrica. I modelli realizzati si basano su dati provenienti da curve di livello che hanno intervalli di 10 metri ciascuna. Il risultato ottenuto comunque utile per visualizzazioni d'insieme su macro scala territoriale, poich è restituiscono una buona percezione del territorio circostante, eguagliando il giudizio visivo che si ha osservando le foto aeree allo stereoscopio. L'imprecisione dei modelli basati sulle isoipse può essere in parte ovviata mediante l'utilizzo dei punti quotati interpolati sullo stesso Tin, così da approssimare meglio il reale andamento della superficie terrestre.



Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena