Se consideriamo che la disponibilità sul mercato di dispostivi GPS risale ai primi anni ’90 l’impiego di sistemi di georeferenziazione satellitare nello studio dei paesaggi archeologici presso il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti di Siena è tuttaltro che precoce. Bisogna infatti attendere il 1999, quando in occasione dell’XI International School in Archaeology l’Area di Archeologia Medievale ha acquistato il primo dispositivo GPS. Inizialmente le principali operazioni riguardavano il rilievo topografico nel corso delle ricognizioni di superficie di aree di concentrazione e di monumenti. Ben presto abbiamo realizzato che la tecnologia GPS poteva essere impiegata nelle ricerche sui paesaggi archeologici per numerose applicazioni pertinenti ai diversi ambiti delle nostre ricerche dalla ricognizione di superficie, alla ricognizione aerea, alla verifica in campagna di dati telerilevati, alle indagini geofisiche e all’acquisizione di dati topografici.

Le applicazioni al survey sul terreno, ad esempio, sono molteplici. Oltre all’impiego più elementare, relativo alla georeferenziazione delle emergenze di reperti in superficie o di sottoinsiemi delle stesse, il dispositivo è stato impiegato per il rilievo di singoli reperti individuati nelle aree di concentrazione e per il rilievo di griglie predefinite di raccolta. Questa applicazione assume particolare significato se stratificata nel tempo. Le funzioni di navigazione dei GPS trovano naturali applicazioni nella ricerca di concentrazioni georeferenziate in passato e nel monitoraggio dello spostamento e dell’aumento della superficie di spargimento dei reperti. Proseguendo la rassegna delle applicazioni GPS all’archeologia di superficie affrontiamo un problema diffuso nella documentazione archeologica di molti progetti territoriali, rappresentato dallo scollamento degli archivi fotografici dalla realtà territoriale. Il GPS può svolgere anche in questo caso un ruolo significativo attraverso il rilievo del punto di vista di una fotografia (georeferenzizione di una linea), di un prodotto QTVR (georeferenziazione di un punto) o del percorso di acquisizione di un filmato (georeferenziazione di una polilinea). Mentre l’acquisizione sul campo di questi dati non richiede un dispendio di tempo quantificabile, è infatti sufficiente attivare il dispositivo, appoggiarlo a terra e dedicarsi alla ripresa fotografica, il risultato è particolarmente prezioso poiché consente di stabilire una relazione topologica tra immagini e ambiente GIS. La visualizzazione delle immagini nel GIS non potrà che avvenire tramite hyperlink. Il fatto che questa soluzione non offra layer direttamente sovrapponibili con altri piani informativi non costituisce, a nostro parere, un limite bensì un’estensione delle possibilità del sistema informativo di veicolazione delle informazioni. L’ultima applicazione che presentiamo in questa sede, associata alla pratica della ricognizione di superficie, è stata sperimentata fin dal 1999 e consiste nel rilievo del percorso effettivo seguito durante la battitura sistematica dei fondi agricoli. Il problema della precisione della copertura del fondo costituisce un aspetto metodologico fondamentale per l’esito della ricerca e per la rappresentatività dei risultati. La difficoltà di mantenere costante la direzione corretta è particolarmente evidente in corrispondenza di territori caratterizzati da fondi agricoli di grandi dimensioni, con morfologia collinare, di forma irregolare e quasi del tutto privi di punti di riferimento (recinzioni, cortine di alberi ecc). In queste situazioni anche una piccola variazione della direzione può rappresentare la perdita inconsapevole di un’ampia porzione di territorio. Per evitare situazioni di questo tipo viene generalmente utilizzata la bussola e prestata scrupolosa attenzione al rispetto della distanza tra ricognitori. Questo sistema garantisce un grado di precisione accettabile, evitando lacune grossolane. I limiti di questa procedura rimangono l’ approssimazione difficilmente calcolabile con esattezza e l’assenza di documentazione.
Dal 1999 abbiamo utilizzato intensivamente il ricevitore GPS con l’obiettivo di documentare anche questo aspetto della ricerca. Lo strumento consente di controllare la direzione tramite una bussola elettronica ma soprattutto contemporaneamente il ricevitore registra il tragitto reale. L’elaborazione in ambiente GIS dei dati acquisiti sul terreno consente di generare una buffer zone che tenga conto della distanza tra i ricognitori e del numero di persone presenti al fine di rappresentare la superficie battuta. Il risultato è estremamente prezioso in quanto consente di documentare un aspetto rilevante del nostro lavoro, fornendo indicazioni preziose sia al responsabile della ricerca sia agli utenti dei risultati delle ricognizioni, dagli addetti alla tutela alle nuove generazioni di ricercatori, al fine di valutare la reale intensità delle indagini.





Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena