Applicazioni PDA alla ricognizione di superficie
Dal 2002 abbiamo rivolto la nostra attenzione verso i sistemi mobile GIS. I motivi di attrazione verso questa tecnologia sono
piuttosto evidenti. I PDA mettono a disposizione direttamente sul terreno tutte le informazioni geografiche (basi cartografiche tecniche
e tematiche, le coperture aerofotografiche e satellitari, dati geofisici) e i data base alfanumerici normalmente fruibili solo in laboratorio.
Oltre al vantaggio di consultare e aggiornare in campagna gli archivi, questi strumenti e i relativi software GIS sono predisposti per
essere collegati a svariate periferiche tra cui il dispositivo GPS, permettendo di visualizzare sullo sfondo le informazioni
geografiche con in overlay la posizione dell’operatore in
tempo reale. Per comprendere meglio alcune delle opportunità messe a disposizione dai sistemi mobile
GIS riteniamo che un esempio particolarmente significativo è costituito dal confronto delle possibilità
offerte da un “tradizionale” strumento GPS e da un PDA provvisto di GPS in relazione alla raccolta
di materiali, nell’ambito della ricognizione di superficie, organizzata entro griglie predefinite.
Nel primo caso la procedura sul campo, sebbene velocizzata negli aspetti del rilievo, prevede comunque la
collocazione fisica di una griglia sul terreno, in genere tramite l’utilizzo di paletti in corrispondenza
dei vertici di ogni cella. Questa operazione, oltre ad essere piuttosto dispersiva, presuppone che il ricognitore
disponga di rotelle metriche, mazzuolo, picchetti e nastro da cantiere. Un equipaggiamento articolato e pesante
che non è proponibile immaginare di portare sistematicamente in campagna. Nell’ambito delle
ricerche nel comune di Montalcino, al fine di superare questa situazione ed offrire al ricercatore la possibilità
in qualunque momento della ricognizione di optare per una raccolta per griglie, abbiamo generato in laboratorio
, in formato shapefile, tre griglie predefinite di 5, 10 e 20 m
per tutte le aree campione del territorio ilcinese. Ad ogni cella abbiamo associato un identificatore composto dalla sigla
dell’amministrazione comunale, da una lettera corrispondente al campione e da un numero progressivo.
Successivamente al passaggio dal sistema di riferimento Gauss-Boaga a UTM abbiamo trasferito i dati sul PDA. Il
contributo di questo approccio alla raccolta per griglie è risultato straordinario. La possibilità di
visualizzare la griglia prescelta contemporaneamente alla posizione del ricognitore con una accuratezza di circa
±30 cm (correzione differenziale in tempo reale) permette di procedere alla raccolta senza bisogno di altro.
In questo modo decade sia la necessità di portare con se l’attrezzatura necessaria per la realizzazione
della quadrettatura sia l’esigenza di rilevare i vertici della griglia. È ovvio che non pensiamo di dotare
ogni componente di un team di ricognizione di un PDA. Sarà sufficiente che il responsabile segua le indicazioni
del cursore di navigazione, spostandosi sui vertici di ogni cella, segnando il punto, ad esempio, con una pietra o con
qualunque altro oggetto disponibile ed in seguito avviare la raccolta.
L’apporto che questo uso del PDA offre alla ricognizione di superficie non deve essere inteso solo in relazione
al risparmio di tempo o al superamento di possibili conflitti con i proprietari dei fondi agricoli bensì nell’
opportunità offerta al responsabile della ricognizione di scegliere la raccolta per griglie ogniqualvolta lo ritenga
necessario, fin dal momento della scoperta del sito, e proseguire con la massima flessibilità nei mesi o negli anni
successivi alla ripetizione del survey utilizzando la medesima griglia digitale. Riteniamo che sia proprio di questa libertà
di scelta, della capacità di rispondere rapidamente e in modo flessibile alla necessità di applicare strategie
diverse di caso in caso che le ricerche di superficie hanno bisogno per superare finalmente il diffuso scetticismo che da
sempre le affligge.
Quanto esposto in relazione alla ricognizione di superficie costituisce solo una delle numerose nuove possibilità offerte
dall’impiego sul campo di sistemi mobile GIS. Nell’ambito di indagini geofisiche il ricercatore può,
in modo simile a quanto visto per la ricognizione di superficie, evitare di perdere tempo nelle operazioni di preparazione di profili
di acquisizione e navigare lungo “virtuali” griglie predefinite, realizzate in laboratorio specificatamente per
la prospezione del sito.
Allo stato attuale di work in progress i risultati e limiti da noi osservati possono essere ricondotti nel complesso a:
- Accesso in tempo reale sul campo ad una mole significativa di informazioni tramite interfacce GIS e data base.
- Possibilità di liberarsi di supporti cartacei quali schede di unità topografica, stampe degli schedari prodotti nelle campagne precedenti, documentazione edita, cartografie tecniche, tematiche e storiche. Tutta questa documentazione limita l’agilità dell’operatore sul campo e costringe l’archeologo a farsi carico di lavori ridondanti quali la trascrizione di schede UT, di schede di volo, della delimitazione degli spazi indagati, ecc.
- Possibilità di interazione tra layer georeferenziati e posizione GPS, facilitando in modo straordinariamente efficace la navigazione in qualsiasi condizione, dalla ricerca di siti e anomalie su terreni agricoli e boschi, alle indagini geofisiche, ecc.
- Opportunità in fase di navigazione e di rilevo di un riscontro immediato tra le caratteristiche attuali del sito e le rappresentazioni fotografiche o cartografiche disponibili sullo sfondo. Ci riferiamo, ad esempio, a eventuali trasformazioni dell’uso del suolo, all’aumento dell’aerea di spargimento o a movimenti di concentrazioni di reperti fittili in superficie, ecc.
- I limiti principali sono da ricercare nelle componenti hardware e software. In particolare sono auspicabili miglioramenti della qualità visiva dello schermo, della frequenza del processore e della disponibilità di memoria RAM. In relazione ai programmi disponibili è indispensabile sviluppare suite in grado di favorire ulteriormente l’integrazioni dei dati, l’immissione sul campo di nuove informazioni geografiche e descrittive ed infine riteniamo necessario rivolgere l’attenzione verso il miglioramento delle funzionalità di aggiornamento dei server cartografici.
Sulla base dell’esperienza condotta riteniamo che questa tecnologia costituisca la prima concreta risposta alla necessità
di dotare l’archeologo che opera nel territorio di uno strumento integrato ed implementabile, uniformato, sincronizzato e
coerente con le più avanzate tecnologie disponibili in laboratorio che consenta concretamente di arginare lo scollamento tra
lavoro sul campo e in laboratorio ampliando in modo significativo le possibilità di intervento dell’archeologo.