Archeologia dei Paesaggi. Sistemi di georeferenziazione satellitare GPS e computer mobili
La condizione imprescindibile per gestire dati territoriali è rappresentata dalla conoscenza della loro
posizione rispetto ad un sistema di coordinate geografiche noto. Non soddisfare questa condizione significa non
essere in grado di localizzare le informazioni acquisite e quindi rendere impossibile qualunque tentativo di integrazione
delle informazioni nonché di tutela della risorsa.
Una singolare contraddizione nella produzione scientifica italiana degli ultimi anni è costituita
dalla notevole diffusione in ambito archeologico dei sistemi GIS e per contro dal ritardo nell’
affermazione dei sistemi di georeferenziazione satellitare. Come è possibile mantenere aggiornato in tempi
rapidi un GIS territoriale senza l’impiego sistematico di dispositivi GPS? Osservando la ridotta letteratura
italiana sulle applicazioni GPS in archeologia, si ha l’impressione che questa tecnologia venga utilizzata di
rado e che il suo reale contributo e le potenzialità siano sottostimate o addirittura incomprese.
È verosimile ritenere che una parte rilevante della comunità archeologica sia d’accordo
sullo straordinario contributo che la tecnologia GIS offre all’indagine archeologica. È altrettanto
vero che i GIS archeologico-territoriali non solo costituiscono una rappresentazione schematica del paesaggio
moderno e antico ma sono soprattutto una interpretazione alla quale gli archeologici spesso partecipano solo in una
fase inoltrata del processo di elaborazione del dato. Gran parte delle informazioni presenti nei GIS territoriali sono infatti
prodotte dagli uffici cartografici provinciali, regionali e nazionali o da società private. I dati telerilevati, le cartografie
numeriche tecniche, tematiche e storiche, oltre a veicolare le rispettive informazioni, sono utilizzate dagli archeologi per
estrarre o derivare ulteriori livelli informativi. Nell’indagine territoriale fino all’inizio degli anni ’90
gli strumenti di rilievo utilizzabili dagli archeologici si limitavano all’impiego di sistemi di misurazione basati sulla
triangolazione tramite rotella metrica o alla stazione totale. Entrambi i sistemi sono piuttosto lenti e, mentre il primo pone
evidenti limiti di accuratezza, il secondo, all’estrema precisione, contrappone scarse possibilità di impiego
sistematico a causa del peso e delle dimensioni dello strumento. Prima dell’avvento della tecnologia GIS le carte
archeologiche erano costituite da punti sovrapposti nella migliore delle ipotesi a basi cartografiche cartacee in scala 1:25.000.
La diffusione dei Sistemi informativi territoriali e delle basi cartografiche ha solo in parte migliorato la situazione. Il problema
sostanziale risiede infatti a monte e consiste nei metodi di rilevamento topografico delle emergenze. Considerata la crescente
tendenza verso l’analisi quantitativa del dato e la gestione informatizzata del record archeologico a fini di ricerca e di
tutela, i problemi di accuratezza metrica nella collocazione spaziale delle evidenze non possono più essere sottovalutati.
A tale proposito non è del tutto inverosimile immaginare in un futuro non troppo lontano che i dati archeologici provenienti
da indagini territoriali non rilevati tramite strumenti di georeferenziazione affidabili (provvisti di relativi metadati) possano essere in
un certo senso declassati, non diversamente da quanto è accaduto per lo scavo archeologico con l’avvento del metodo
stratigrafico. Attualmente riteniamo che la tecnologia GPS, nell’ambito dell’indagine territoriale, rappresenti per il
rilievo speditivo delle evidenze archeologiche la migliore soluzione per versatilità, maneggevolezza, accuratezza e
compatibilità con i sistemi di gestione dei dati spaziali. Finora abbiamo posto l’attenzione su un solo aspetto
della tecnologia GPS, il rilievo. Una caratteristica fondamentale di questi strumenti, che trova altrettante applicazioni in archeologia
e merita uno spazio specifico, è rappresentata dalle possibilità di navigazione verso evidenze archeologiche note.
La disponibilità costante in campagna di uno strumento di georeferenziazione satellitare va oltre il generico miglioramento
della precisione della collocazione delle emergenze archeologiche. Il GPS, soprattutto nella sua forma più evoluta ovvero
quando integrato con un Personal Data Assistant (PDA) e provvisto di appositi software GIS e DBMS, rappresenta uno strumento
che consente l’applicazione sistematica di strategie e di metodologie di indagine sviluppate in passato ma raramente
applicate per l’eccessivo dispendio di tempo richiesto dalle operazioni topografiche. Negli ultimi quindici anni abbiamo
assistito al progressivo trasferimento delle informazioni archeologiche entro sistemi geografici territoriali e data base digitali
sempre più affidabili, complessi ed integrati. Molti archeologi, tra cui noi, sostengono che i personal computer
e l’Information Technology hanno trasformato in modo significativo i laboratori e le attività in essi svolte.
Riteniamo però che il cambiamento cui abbiamo assistito sia da considerare solo parziale e ancora in corso. Se in
laboratorio il supporto cartaceo ha completamente ceduto il passo a sistemi di gestione e di analisi informatizzati, il lavoro
sul campo viene tuttora condotto, nella maggior parte dei casi, con i medesimi strumenti in uso prima della rivoluzione
informatica. Nell’acquisizione dei dati in campagna tra le prime innovazioni significative vi è senza dubbio
la comparsa dei dispositivi di georeferenziazione satellitare, GPS. A questi possiamo aggiungere alcuni strumenti per indagini
geofisiche più agili, friendly ed affidabili, dispositivi di documentazione quali le macchine fotografiche e le videocamere
digitali, i distanziometri laser e poco altro. In termini di accesso e di gestione delle informazioni territoriali direttamente sul
terreno la situazione pareva fino a pochi anni o sono in fase di stallo. Un primo concreto cambiamento coincide con la comparsa
sul palcoscenico dell’informazione geografica dei dispositivi PDA. I sistemi mobile GIS, sincronizzabili con i server
cartografici operanti in laboratorio, consentono finalmente di risolvere, o quantomeno arginare, la grave frattura presente tra
il laboratorio e l’attività in campagna, mettendo a disposizione sul terreno la medesima quantità e
qualità di informazioni precedentemente accessibili solo su Desktop PC o su Server cartografico.