Lo studio del territorio comunale di Campagnatico è stato attivato nell’ ambito del Progetto Carta Archeologica della Provincia di Grosseto. Il lavoro sul campo è stato preceduto da uno studio preliminare su vari aspetti riguardanti il territorio: in primo luogo sono state studiate le condizioni ambientali di quest’ area al fine di determinare quali e quanti habitat insediativi sono presenti nel territorio; in particolare, sono state analizzate la morfologia, la geologia e l’uso del suolo, e, attraverso l’intersezione di questi dati, sono stati determinati tre habitat paesaggistici in cui troviamo diverse condizioni nelle quali l’insediamento umano poteva essere favorito o meno; particolare attenzione è stata riservata alla definizione del rapporto fra geologia del territorio e sfruttabilità agricola dei terreni:
  • Habitat I (94km2): e’ l’area caratterizzata da una morfologia di media e bassa collina, con una geologia favorevole alla coltivazione, e cio’ e’ dimostrato anche dall’attuale uso del suolo; le caratteristiche di quest’area sono particolarmente favorevoli all’insediamento umano.
  • Habitat II(22km2): questa zona è posta nella parte centro meridionale del territorio comunale, e divide in due parti l'habitat precedentemente descritto. E' solcata dal fiume Ombrone , con una morfologia pianeggiante; le esondazioni del fiume hanno comportato condizioni favorevoli alle colture agricole, grazie alla particolare fertilitt dei terreni alluvionali, mentre per quanto riguarda lediamento si ipotizza che potesse essere minacciato dagli straripamenti, e quindi sembra un'area in cui l'individuazione di depositi archeologici relativi ad insediamenti pregressi possa essere pii difficoltosa.
  • Habitat III(46km2): infine, quest'area, posta nella parte settentrionale del territorio comunale, caratterizzata da una morfologia di media ed alta collina, con una geologia prevalentemente costituita da arenarie e rocce quarzo felpadiche che probabilmente, relazionate anche all'attuale uso del suolo, sembrano poter essere state difficilmente coltivabili; ciò si presume che abbia condizionato anche l'attivitt insediativa della zona, almeno nei periodi storici caratterizzati da una buona stabilitt politico-economica, mentre durante i periodi di instabilitt poteva costituire un ottimo rifugio per le comunitt umane in cerca di sicurezza. Attualmente l'uso del suolo, quasi esclusivamente dedicato al bosco, con piccole zone di pascolo, rende praticamente impossibile svolgere ricognizioni sistematiche di superficie



Per non escludere dalla ricerca le aree boschive si e’ optato per focalizzare l’analisi sulle foto aeree verticali storiche analizzate con lo stereoscopio; tale metodologia e’ stata estesa anche al resto del territorio, e rimane tutt’ ora in corso: fin’ ora sono state individuate 12 anomalie dal prof. Marcello Cosci nell’ambito del progetto “Atlante dei siti d’altura della Toscana”, di cui tre fanno riferimento a situazioni fin’ora sconosciute; da sottolineare il fatto che per i siti gia noti, la fotografia storica aiuta a comprendere meglio i contesti noti, poiché negli anni passati i siti erano meglio conservati.





L’analisi delle foto storiche e’ stata affiancata anche da ricognizioni aeree mirate, effettuate nel 2003 e nel 2005 durante la XIV summer school di Ricognizione aerea e fotografia obliqua.



Attraverso questi voli sono state individuate tre anomalie:
  • Località “La castellaccia”
  • Località “ Pian dei Mori”
  • Località “Podere Bendasi”:
La successiva verifica al suolo, svolta con l’ausilio di GPS palmare, punto di connessione fra il laboratorio ed il territorio, in due casi non ha prodotto risultati, anche per il fatto che il terreno sul quale erano state individuate tali tracce presentava scarsa o nulla visibilità archeologica (terreni non arati e coperti da sterpaglie); la terza anomalia individuata invece ha permesso la scoperta di una villa Romana, che una prima sommaria analisi dei reperti raccolti ha consentito di datare alla fase romana imperiale, con una sopravvivenza almeno fino al VI-VII secolo. Questo sito, posto in località Pod. Bendasi , presentava una particolare ricchezza di reperti mobili in superficie, con uno spargimento di 180 m di lunghezza e circa 50m di larghezza: per riuscire a comprendere meglio il contesto del sito è stata effettuata una raccolta per griglie dei reperti attraverso una divisione dell’area di spargimento dei materiali in quadrati di 20x20m: attraverso tale metodologia è stato possibile individuare la zona di massima concentrazione di reperti e un’area in cui è presente un’alta percentuale di frammenti marmorei, probabilmente riconducibili al tipo di deposito presente nel sottosuolo.
Contemporaneamente e’ stata avviata l’analisi di tutta la letteratura, storica ed archeologica edita, con un ampio sguardo alle fonti inedite, tutt’ora in corso, che ha permesso di individuare ad oggi circa 40 siti archeologici del territorio di Campagnatico, divisi all’interno della carta archeologica per periodi, dalla Preistoria al Medioevo. Questa divisione è una sorta di modello diacronico preliminare che ha lo scopo da un lato di censire ed archiviare i dati già disponibili, mentre dall’altro serve a mirare successivamente la campionatura delle aree che verranno sottoposte a indagini capillari.



I siti individuati dalla letteratura edita sono ripartiti in:
  • Preistoria: 2
  • Etrusco:10
  • Romano: 10
  • Medioevo: 19
  • Indefiniti: 2
In base ai dati fin qui raccolti è stata effettuata una Campionatura, poiché, data la grande estensione del territorio di Campagnatico, 166km2, un indagine completa avrebbe richiesto troppi anni di lavoro; per proporre un modello insediativo verrà quindi analizzato il 20% del territorio , campionando le aree secondo il criterio arbitrario e casuale, e cercando di rappresentare al più possibile tutti gli habitat del territorio; intorno ai castelli noti e’ stata circoscritta un’ area circolare di 0,5 km di raggio, ed il totale dei campioni ha un’estensione pari ad oltre il 40% del territorio: questa scelta è stata fatta anche in previsione del fatto che molte zone sono o inaccessibili per problemi legati all’uso del suolo, o non presentano affatto visibilità.



La ricognizione di superficie è quindi stata realizzata in queste aree campione per un totale di 2.15 kmq.
L'indagine è stata svolta da un gruppo composto da 4/5 ricercatori, che camminando sui campi hanno tentato di individuare le emergenze di reperti mobili in superficie. I rinvenimenti nel loro complesso si presentano come probabili depositi in cattivo stato di conservazione: a questo proposito fanno testo l'alto tasso di deperimento dei reperti raccolti nella maggior parte dei 38 siti individuati.
Esempio di reperti mobili in superficie

I siti identificati sono ripartiti in: 21 Unità Topografiche sporadiche e 28 UT riconducibili a depositi.
Attualmente i materiali sono in corso di studio, e non è ancora possibile dare una definizione delle Unità Topografiche individuate e associare loro un periodo storico.


Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena