Il ruolo della foto aerea storica nello studio del paesaggio antico
Elaborazione digitale delle immagini, G.I.S., fotogrammetria. Il supporto della tecnologia informatica alla foto interpretazione tradizionale.

Anna Caprasecca

Questo progetto vuole proporre la sperimentazione e la valutazione di nuove metodologie di ricerca associate alla foto interpretazione tradizionale. L'impiego delle tecnologie informatiche implementerà lo studio del paesaggio pluristratificato.
La linea guida essenziale di questa ricerca riguarda un approccio al documento fotografico organizzato su due livelli diversi ma strettamente correlati. Una prima fase seguirà il metodo di lavoro tradizionale: osservazione allo stereoscopio delle serie storiche di foto aeree realizzate a partire dagli anni 30 - 40 e confronti su voli più recenti. L'analisi - lettura di foto aeree storiche sarà associata allo studio delle mappe catastali e dei documenti d'archivio.
Per la seconda fase sarà fondamentale l'impiego del G.I.S. La georeferenziazione di tutti i dati acquisiti permetterà di leggere in chiave diacronica il susseguirsi dei segni lasciati su paesaggio pluristratificato. La verifica delle tracce sarà determinante. L'impiego di griglie G.p.s. consentirà un ulteriore affondo di dettaglio su scala microterritoriale.

Il territorio

L’area indagata presenta una estrema difformità morfologica tipica del paesaggio vulcanico collocabile in prossimità della riva sinistra del fiume Fiora. Il territorio, soprattutto nella zona compresa entro i comuni di Sorano e Pitigliano, si presenta con caratteristici tavolati vulcanici con rupi imponenti incise profondamente da fiumi e torrenti. Tra le anomalie individuate il sito d’ altura sembra essere l’elemento maggiormente presente.
Questo, se da un lato porta ad una valutazione piuttosto inequivocabile delle tracce, dall’altro restringe notevolmente il campo d’analisi, poiché vengono a mancare tutti quegli elementi caratterizzati da variazioni tonali e cromatiche presenti sui paesaggi pianeggianti che sono indispensabili per relazionare gli insediamenti di sommità con il territorio circostante.
Sebbene la scarsa portata dei fiumi sembra non aver inciso profondamente sul paesaggio che conserva abbastanza bene l’assetto originario, un ulteriore elemento di complicazione, è rappresentato dalle opere di bonifica realizzate a partire dagli anni 30. L’integrazione dei mezzi meccanici sempre più potenti in agricoltura ha provocato il livellamento e addirittura lo spianamento di piccoli dossi e basse dorsali sui pianori tufacei che oggi vengono coltivati intensivamente stravolgendo il paesaggio originario, con la conseguente perdita di informazioni archeologiche, soprattutto nel caso di tracciati viari. L’area compresa entro i comuni di Latera, Valentano, Piansano, è propriamente definita altopiano dei monti Volsini e caratterizzata da profonde depressioni vulcano – tettoniche quali caldere e crateri che hanno dato origine a laghi e vaste pianure fertili e ben adatte all’insediamento umano. La morfologia del territorio seppur particolare è meno accidentata dell’area toscana. Il territorio pianeggiante è intervallato da piccole alture che si levano decisamente dalla pianura o sono inserite in una serie di cordoni e bassi bastioni che delimitano il perimetro delle depressioni vulcaniche. Singolari gli elementi geomorfologici contrassegnati da tali caratteristiche: il lago di Bolsena, il lago di Mezzano, la caldera di Latera e il Lagaccione (un lago riportato nella cartografia storica almeno fino al XVI secolo e ora prosciugato per uso agricolo).


La lettura delle foto aeree

La prima fase di “analisi indiretta”, ha visto la semplice registrazione di anomalie alla quale è seguita una cernita, sulla base della valutazione morfologica, della presenza di strutture in elevato (in genere castelli e quindi ascrivibili ad epoca medievale) e del confronto con localizzazioni note dalla bibliografia archeologica o storiografica.
Lo studio interpretativo delle foto aeree è avvenuto su voli storici realizzati a partire dagli anni ‘30 – ‘40. La ricerca è stata incrementata dalla disponibilità di riprese storiche, praticamente inedite e di ottima qualità, come il volo aerofotogrammetrico "Ala Littoria", realizzato nel 1934 per l'aggiornamento del catasto relativo ad alcuni comuni della provincia di Viterbo.
Il confronto con voli più recenti, dal 1950 al 2000, ha permesso la valutazione del grado di conservazione delle tracce archeologiche individuate. Il dato più evidente, sebbene disponiamo solo di stime quantitative provvisorie, verte verso un aumento dei siti occupati da vegetazione o coltivati o insediati da recenti costruzioni edilizie che hanno spesso portato alla totale scomparsa o comunque alla diminuzione del potenziale, anche laddove la bibliografia archeologica testimoniava la presenza elementi indiscutibilmente interessanti per la ricerca.
L’inquadramento delle evidenze registrate all’interno di schemi logici e categorie è risultato piuttosto difficoltoso. Se alcune anomalie rientrano pienamente entro classi più che note dalla letteratura, l’estrema difformità del territorio analizzato, spesso non permette di andare oltre la semplice valutazione morfologica soprattutto nel caso di insediamenti d’ altura.
Una interpretazione indiretta delle tracce è comunque irraggiungibile, semplicemente analizzando la forma o la natura della traccia stessa. Questo problema, comune nella maggior parte del suolo italiano è presente soprattutto nelle zone vulcaniche, dove la scelta insediativa risulta più facilmente condizionata dalla morfologia accidentata dei luoghi. Anche laddove venga individuata la presenza di strutture in elevato (in genere castelli), non si ha la certezza della esclusività del sito, poiché spesso ci si trova di fronte a inserimenti su realtà insediative preesistenti. Alla luce di questi criteri di valutazione possiamo stabilire un numero di circa 68 evidenze da foto aerea potenzialmente interessanti per la ricerca archeologica.


La ricerca

La possibilità di visionare foto aeree storiche realizzate a partire dagli anni ‘30 – ‘40 ha apportato un notevole incremento di qualità alla ricerca. Per l’area laziale (comuni di Latera e Valentano), è stato possibile un ulteriore confronto con la documentazione scritta. In particolare il confronto tra il Codex Diplomaticus Amiatinus e il Cronichon Farfense ha permesso la verifica della provenienza dei testimoni registrati nei documenti, e quindi il riposizionamento topografico con minor margine di errore per alcune delle unità insediative citate . Una prima fase della ricerca, attualmente in corso di svolgimento, prevede la verifica puntuale di tutte le evidenze registrate. Per questo verranno impiegati sistemi di georeferenziazione satellitari. La restituzione cartografica delle tracce sarà messa in relazione con la perimetrazione dei siti individuati. Ciò consentirà di analizzare con estrema precisione corrispondenze o incongruenze tra traccia e sito archeologico, nonché la distribuzione dei reperti in rapporto alle evidenze riscontrate. Una seconda fase della ricerca prevede la scelta di un’area campione sulla quale verranno svolte ulteriori indagini di approfondimento. La quantità di dati fino ad ora raccolti ci porta a delimitare un’area di spiccato interesse archeologico in corrispondenza della pianura compresa tra Latera e Valentano fino al lago di Mezzano.
La presenza di alcune località citate nel Codex ed il riscontro positivo delle anomalie presenti nelle vicinanze, la possibile localizzazione di un tratto di viabilità antica costituita da basoli stradali (forse un diverticolo della via Clodia?), la presenza di tracce importanti presso poggio Luce con entità insediative riconducibili all'alto medioevo, incoraggia l’approfondimento della ricerca che vedrà l’attuazione di ricognizioni sistematiche, l’impiego di griglie vettoriali acquisite tramite Gps per l’impostazione di una raccolta per quadrati, rilevamento tramite stazione totale dell’area, elaborazioni di DTM, applicazioni di fotogrammetria aerea su voli storici.

Visione d’insieme di tutte le evidenze registrate entro l'area campione

Poggio Luce. Confronto Anomalia – Perimetrazione Ut individuata Volo 1934; Volo Ferretti 2002

Area dove verrà intensificata la ricerca. Foto 2002

Altre anomalie presso loc. Caio Calamaione, ad est di Poggio Luce




Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena