Le riprese aerofotografiche sono state realizzate per la maggior parte tramite comuni fotocamere reflex su pellicola a colori. Nelle campagne di ricognizione del 2003 abbiamo avviato la sperimentazione di camere digitali ma solo dalla seconda metà del 2004 i sistemi su pellicola sono stati sostituiti a favore di strumenti digitali. Nel complesso, ad oggi, la documentazione fotografica è costituita prevalentemente da stampe cartacee. La difficoltà di gestire una mole tanto consistente di fotografie ci ha da subito indirizzato verso la scansione digitale di tutto il materiale fotografico e la ricerca di un sistema di archiviazione informatizzato. La soluzione adottata consiste in un data base multimediale che permette di catalogare le informazioni in base a specifici tematismi. Allo stato attuale del nostro lavoro le chiavi di ricerca dell’archivio sono costituite da: data del rilevamento, tipo di pellicola o sensore, regione, provincia, comprensorio, comune, località, tipo di evidenza, interpretazione, affidabilità dell’interpretazione, verifica sul terreno, definizione, cronologia.

La gestione dell’archivio fotografico attraverso uno strumento di questo tipo consente genericamente di ridurre in modo drastico i tempi di accesso ai dati ma soprattutto di eseguire ricerche complesse coinvolgendo nell’interrogazione più chiavi di ricerca. Nella pratica ciò significa che oltre alla rapida identificazione e visualizzazione, ad esempio, di tutte le immagini relative ad un sito o a un comprensorio territoriale, possiamo richiedere al data base di eseguire la ricerca, proseguendo l’esempio, di evidenze specifiche quali potrebbero essere i cropmark documentati nell’anno 2004, nella valle dell’Ombrone ed interpretati come insediamenti medievali. Il catalogo così concepito, certamente suscettibile di miglioramenti e ampliamenti, costituisce fin d’ora uno strumento efficace per la gestione di informazioni. Il sistema rappresenta inoltre la base dati di riferimento dalla quale esportare le informazioni per la condivisione in Internet del catalogo.

Il data base multimediale rappresenta solo un aspetto del sistema di gestione della documentazione delle fotografie aeree. Se questo infatti risulta straordinariamente efficace per la gestione delle immagini, non ci permette di accedere alle informazioni quantitative contenute nelle fotografie. Se in Italia le ricognizioni aerofotografiche hanno avuto solo di recente uno sviluppo, le ricerche sulle prese fotogrammetriche hanno raggiunto livelli altissimi palesati nell’interpretazione contestuale dalla restituzione cartografica degli elementi di natura archeologica. È infatti solo tramite la restituzione delle anomalie su base cartografica che il dato territoriale può essere misurato, confrontato con altri piani informativi di natura archeologica o di altra provenienza ed infine può essere tutelato e regolarmente monitorato.

Sulla falsariga dell’esperienza e dei principi che consentono la restituzione di elementi territoriali tramite le tecniche fotogrammetriche, sono stati sviluppati dai colleghi americani e inglesi software per la correzione geometrica e la georeferenziazione delle fotografie oblique. In seguito a questa elaborazione, facendo riferimento alla CTR per la misurazione dei punti di controllo a terra, il dato può essere misurato con una precisione che varia da 1 a 2 m.

L’immagine rettificata e georeferenziata è condivisibile con qualsiasi sistema informativo territoriale, regionale e provinciale ma risulta di difficile lettura ai non addetti ai lavori. C’è infatti ancora un passaggio da considerare. Le fotografie per loro natura sono estremamente ricche di informazioni e, dove un archeologo può riconoscere elementi di proprio interesse, specialisti di altre discipline possono essere attratti da tutt’altri aspetti. È quindi indispensabile procedere all’interpretazione dell’immagine che si concretizza con il disegno su un livello informativo dedicato delle tracce e degli elementi ritenuti di interesse archeologico.

Così facendo il risultato di questa attività, oltre all’archivio multimediale, è costituito da una moltitudine di elementi fisicamente definibili e georeferenziati su base cartografica, utili tanto all’integrazione con le informazioni archeologiche derivate da altre fonti o per l’implementazione di analisi spaziali, quanto per lo scambio con gli organi predisposti alla tutela e alla pianificazione del territorio. Il medesimo standard per la gestione della documentazione e delle informazioni è applicato, non senza varianti da attribuire alla natura dei dati, alle immagini da satellite, alle fotografie verticali storiche e recenti e ai dati geofisici.



Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena