Tra i maggiori limiti delle ricognizioni aeree troviamo la soggettività della documentazione. Questa è del tutto affidata alle capacità e all’esperienza dell’
archeologo che nel corso del volo documenta solo le evidenze che ritiene essere significative. Per superare questo problema è necessario affiancare alla ricognizione aerea una documentazione
sinottica che possa essere acquisita nei periodi in cui la visibilità delle tracce è maggiore.
Queste ed altre caratteristiche sono rintracciabili nelle immagini dell’ultima generazione di satelliti. In circostanze appropriate l’informazione acquisita dai satelliti ad alta risoluzione
comincia ad essere confrontabile con le riprese aeree verticali a media scala. Teoricamente il livello di dettaglio delle immagini Ikonos-2 e QuickBird-2 dovrebbe consentire di distinguere elementi con
dimensioni minime (larghezza) comprese tra 60 cm e 4 m ed elementi poligonali con superfici di circa 500-1000 m2. Queste caratteristiche, se confermate, corrispondono in termini archeologici alla
possibilità di osservare elementi delle reti insediative quali castelli medievali, chiese, monasteri, ville romane, oppida, strutture viarie, ecc.
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