La prima soluzione che abbiamo adottato e che stiamo attualmente sperimentando è costituita dalla gradiometria, un’ applicazione del metodo magnetometrico particolarmente diffuso nella diagnostica archeologica ma raramente applicato in modo estensivo all’indagine territoriale, nonostante le precoci intuizioni di Clark. Nel suo volume Seeing beneath the soil suggerisce infatti di affiancare sistematicamente gli strumenti geofisici alla ricognizione di superficie, offrendo all’archeologo un “terzo occhio”. Importanti esperienze sono state realizzate in Gran Bretagna nello York Shire da Powlesland, mentre in Italia interessanti risultati sono stati conseguiti da Kay e Terrenato nell’ambito della progetto carta archeologica della valle della Val di Cecina.

Potenzialità e limiti
Come è noto, il metodo di indagine magnetometrico consiste nel misurare l’intensità del campo magnetico terrestre e delle variabili locali che producono campi magnetici aggiuntivi. Ben visibili, ad esempio, risultano le anomalie prodotte dalla presenza di strutture costruite in laterizio, malta, intonaco, attività produttive quali forni, fornaci, forge, ecc. Meno nette (sebbene tutt’altro che invisibili) possono essere le risposte di elementi quali fossati, murature in pietra, resti di costruzioni in materiali leggeri, ecc. Il metodo è applicabile in quasi tutte le condizioni atmosferiche, morfologiche ed ambientali quando non disturbate da forti campi magnetici prodotti da elettrodotti o elementi ferrosi. Rispetto alle nostre esigenze la gradiometria è in grado di soddisfare quello che per noi costituisce un nodo cruciale, indagare superfici consistenti in tempi contenuti. Il nostro obiettivo consiste nell’indagine sistematica di tutti i contesti di medio e grandi dimensioni, dalla preistoria al medioevo, riconosciuti durante le campagne di ricognizione. Dal 2003, nel corso del survey della Val d’Orcia, abbiamo progressivamente messo a punto un sistema di acquisizione e postprocessamento dei dati che ci consente di acquisire ed elaborare le misure di un ettaro di terreno in una giornata di lavoro con risoluzione di un metro tra i profili e 50 cm circa lungo gli stessi.

Stato attuale della ricerca
Allo stato attuale abbiamo indagato 28 siti per un totale di circa 30 ettari di superficie. La tendenza generale sembra indicare che il grado di dettaglio sia sufficiente per individuare con una buona approssimazione l’ubicazione del deposito e, a dipendenza delle caratteristiche delle evidenze, l’articolazione interna. In relazione ai depositi medievali, considerate le differenti caratteristiche fisiche (uso frequente di materiali deperibili) rispetto ai depositi di età classica (laterizio, pietra non locale, ecc) stiamo lavorando nella direzione di un aumento della risoluzione nell’ordine di 50 cm di distanza tra i profili e 25 lungo gli stessi.



Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena