In quest’area lo scavo del deposito stratigrafico ha messo in luce un muro di circa 80 cm di spessore, identificabile con il perimetrale N di un possibile edificio rettangolare orientato E/W.
La muratura è realizzata con materiale di riutilizzo, essenzialmente tegole romane reimpiegate in muratura e pietre legate da terra. L’edificio attualmente non conserva tracce della
terminazione E, fatta eccezione per possibili fondazioni di un’abside emerse negli ultimi giorni. All’interno di questo ambiente si collocano un’ulteriore elemento absidato,
realizzato in laterizi di riuso legati con terra e intonacati, e una struttura quadrangolare anch’essa in laterizi di riutilizzo, interpretabile forse come la base di un’altare. Nello spazio
circostante l’edificio sono emerse 10 sepolture, inserite negli strati di crollo della struttura absidata e che testimoniano pertanto una fase di uso cimiteriale successiva alla vita dell’
edificio principale. In relazione con questa fase può essere collocata una muratura emersa nella porzione S dell’area di scavo, orientata N/S e perpendicolare al perimetrale dell’
edifico absidato, forse riferibile ad una sua riduzione e ad un riuso continuato fino al periodo bassomedievale (XIV secolo d.C.)
Le strutture murarie emerse possono essere messe in connessione con la prima attestazione documentaria della pieve di S. Pietro in Pava, datata al 714, e le cui ultime testimonianze documentarie risalgono
all’XI secolo.
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