Casa Andreoni
Nel corso delle indagini di superficie effettuate nel mese di gennaio 2004, nell’ambito del “Progetto
di Valutazione e Valorizzazione del Potenziale Archeologico del Parco Regionale della Maremma e del Preparco”
(Direzione Scientifica Prof.Riccardo Francovich, coordinamento Dott.Emanuele Vaccaro-Dott.Carlo Citter), è stata rinvenuta,
presso Podere Andreoni, all’altezza del km 161 della SS Aurelia, in un campo arato a monte del tracciato viario, un’
emergenza di superficie riconducibile ad un insediamento di medie dimensioni, probabilmente una fattoria, ascrivibile all’altomedioevo. Il procedere delle indagini in questa zona, oltre a consentire il rinvenimento a pochi metri da questo sito di un numero elevato di insediamenti di età romana, tra cui un villaggio frequentato fino al pieno VI secolo, sul poggio di Podere Laschi, ha permesso di evidenziare altre tre emergenze di superficie analoghe a quella di Podere Andreoni per quanto concerne i reperti mobili attestati. I quattro nuclei abitativi, posti ad una distanza media di 380 mt l’uno dall’altro, si dispongono attorno ad un’area di circa 26 ha che potrebbe costituire lo spazio di catchment di un villaggio a maglie larghe. La presenza di alcuni off-sites all’interno di questa superficie farebbe pensare a spazi utilizzati a fini agricoli.
L’abitato individuato presso Casa Andreoni restituisce indicatori ceramici che suggeriscono la frequentazione del sito
già a partire dal VII secolo, anche se i maggiori sviluppi si devono individuare tra VIII e IX secolo, dopodiché
l’insediamento viene abbandonato forse a seguito di un processo di accentramento insediativo sulla vicina collina
dove si sviluppa il sito di Collecchio, attestato dalle fonti soltanto nel 1216 e dove l’imponenza delle fasi bassomedievali
impedisce l’individuazione di materiali anteriori al XII secolo.
Il grande interesse di questo contesto ha suggerito di procedere alla realizzazione di saggi di scavo presso la principale
emergenza di superficie. L’inquadramento geoarcheologico del contesto oggetto
di scavo ha permesso di definire la porzione di territorio i cui è ubicato il sito sulla quota dei 6 mt s.l.m., come parte
dei terrazzi antichi di raccordo tra il sistema delle colline sparse poste ad Est e la pianura vera e propria ad Ovest. Secondo tale
inquadramento l’area in questione non doveva soffrire di evidenti problemi di impaludamento e la scarsa incidenza dei
processi di accumulo ed erosione che caratterizza questa fascia di paesaggio lascia supporre una trasformazione assai lieve della
quota del piano di campagna tra l’altomedioevo ed oggi. D’altra parte la grande incidenza di insediamenti
protostorici ubicati lungo il terrazzo consente di sostenere con buona certezza che l’intera fascia fosse calpestabile almeno
tra il Bronzo Finale e l’altomedioevo, mentre eventuali problemi di impaludamento, come più a nord nell’
area del lago Prile, debbono essersi verificati a partire dal tardomedioevo a seguito di una minore antropizzazione delle campagne e
alla conseguente assenza di manutenzione di canali ed eventuali argini.
Tali considerazioni risultano di assoluta importanza nella valutazione dei dati acquisiti durante gli scavi di Casa Andreoni che
sono stati realizzati sotto il coordinamento del Dott.Emanuele Vaccaro e la direzione scientifica della Dott.ssa Pamela Gambogi
della Soprintendenza Archeologica della Toscana. L’area di Podere Andreoni come gran parte della Maremma grossetana
costiera è stata interessata da consistenti opere di bonifica e dalla sistematica introduzione dell’agricoltura meccanizzata da parte
dell’Ente Maremma, negli anni ’50 del secolo scorso. La profondità delle arature, nell’ordine
dei 50-60 cm, lascia supporre, laddove non vi siano accumuli consistenti al di sopra dei depositi archeologici sepolti, una seria
alterazione del sito.
A Casa Andreoni, entro un saggio di circa 15 x 6 mt, è stato possibile documentare ad una profondità di circa
50 cm uno strato antropizzato con materiale ceramico altomedievale, su cui era possibile leggere con chiarezza le tracce del passaggio
degli aratri.
Ciò testimonia con chiarezza che qualsiasi evidenza posta ad una quota superiore ai 50 cm al di sotto del piano di
campagna attuale è stata completamente asportata a seguito dei lavori agricoli. Tale dato spiega l’assenza di
livelli di vissuto ed abbandono e la relativa abbondanza, per un contesto altomedievale, di reperti ceramici in superficie in associazione
con terreno molto grasso e di colore assai più scuro rispetto allo spazio circostante.
Tuttavia, al di sotto dello strato intaccato dalle arature è stato possibile individuare almeno 40 buche di palo che tagliavano
uno strato di terra marrone giallastra caratterizzato dalla presenza di frammenti ceramici e alcuni laterizi di reimpiego, forse relativi
ad un livellamento. La maggior parte delle buche, oltre a tagliare questo livello intaccavano in maniera più o meno profonda
anche lo strato naturale caratterizzato da colore giallastro e ricco di calcare interpretabile come terreno vergine. L’assenza di
focolari e strati di vissuto in relazione alle buche di palo ha reso necessario un notevole affinamento dei criteri di decodificazione di esse
ai fini di una interpretazione il più possibile verosimile della loro destinazione funzionale e delle relazioni esistenti tra ogni singolo
taglio.
Si è quindi deciso di procedere ad una loro lettura su base GIS, andando ad interfacciare i dati relativi alle profondità
e ai diametri di ogni singola buca. Il risultato è stato una divisione delle 40 buche in tre categorie funzionali:
- buche per pali di rinforzo o d’arredo, aventi un diametro compreso tra i 16 e i 18 cm e una profondità rispetto al punto 0 di -83/-90 cm
- buche per pali di rinforzo o piccoli portanti, con un diametro tra i 17 e i 26 cm e profonde -91/-97 cm rispetto al punto 0
- buche per pali portanti o altro, diametro tra i 27 e i 60 cm e profonde -98/-106 cm rispetto l punto 0.
Successivamente si è proceduto alla messa in fase delle diverse buche sulla base della loro funzione, ne è risultato un
quadro piuttosto articolato che consente di ipotizzare almeno tre strutture: una capanna forse con funzione abitativa di forma ovale,
scavata per almeno metà (la superficie messa in luce è di 17 mq) orientata est-ovest e munita di un apertura a sud sul
lato lungo. La capanna sembra munita di arredi interni, come dimostrano 5 buche di palo prossime all’apertura.
In via del tutto ipotetica proponiamo l’identificazione delle evidenze con l’alloggio di un tavolo. Una siepe o
tonimen, funzionale ad una divisione dell’area abitativa da quella destinata ad altre attività cingeva la capanna
sul lato meridionale. Più a sud la presenza di altre 10 buche per palo può essere riconducibile ad un recinto di
forma approssimativamente rettangolare in fase con la capanna o una struttura abitativa che, essendo caratterizzata da buche
meno profonde, si impostava forse su una quota maggiore rispetto a quella della capanna ovale.

Le strutture sembrano relative ad una sola o al massimo a due fasi e il contesto appare frequentato per una o due generazioni
nell’arco di un periodo piuttosto ampio compreso tra il VII e il IX secolo. Dal momento che i materiali rinvenuti nel
corso dello scavo non consentono di avere un riferimento cronologico più preciso, sono previste nei prossimi mesi analisi
archeometriche (termoluminescenza) su un campione di reperti ceramici per poter restringere l’orizzonte cronologico
del sito.
Interpretazione delle strutture