REMOTE SENSING E INTEGRAZIONE TECNOLOGICA PER LA RICERCA E LA FRUIZIONE DEI PAESAGGI ARCHEOLOGICI NEL TERRITORIO DELLA VAL D'ORCIA

http://www.parcodellavaldorcia.com/parcob.asp#


Il progetto ha una natura essenzialmente territoriale e paesaggistica. L’interesse è rivolto all’utilizzo di tecnologie di Remote Sensing applicate alla ricerca archeologica, integrate al fine di perfezionare la conoscenza del patrimonio storico-archeologico in un’area omogenea quale la Val d’Orcia. L’obiettivo non secondario, ma successivo alla fase di raccolta ed elaborazione dei dati è quello della gestione e fruizione dell’informazione culturale.
Il progetto ha come base scientifica di partenza un rapporto decennale di conoscenza del territorio in questione da parte del ricercatore promotore, maturato dalla conduzione di ricerche archeologiche, svolte a partire dal 1996, sui territori di Pienza e San Quirico d’Orcia. Le indagini sono state promosse e condotte dall’Area di Archeologia Medievale del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena secondo una strategia di ricerca da sempre attenta alla valorizzazione dei paesaggi senesi. Questa attività ha permesso, nel corso degli anni, di realizzare una serie di banche dati sulla Val d’Orcia che possono essere riassunte in:
  • Banche dati delle evidenze archeologiche emergenti in superficie, realizzate grazie al progetto Carta Archeologica della Provincia di Siena, attivo dal 1990, nato dalla collaborazione fra la Provincia di Siena e il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena (responsabili proff. R., Francovich, M. Valenti). Dei lavori svolti sulla Val d’Orcia, interamente coperta da indagini di superficie dal 1995, ha visto la luce il primo volume dei comuni del Parco, quello di Pienza (C. FELICI, Carta Archeologica della Provincia di Siena, volume VI Pienza, Nuova Immagine Editrice, Siena, 2004). Radicofani è in corso di stampa (dott.ssa Lucia Botarelli) e sono in preparazione, anche se con tempi più lunghi, Montalcino (prof. S. Campana), Castiglione d’Orcia (prof. S. Campana- prof. M. Valenti) e San Quirico d’Orcia (dott. C. Felici). Oltre ai volumi monografici si contano una serie di contributi in forma di articolo (C. FELICI, Evoluzione dell’insediamento rurale tra Orcia e Asso in età tardo antica e medievale, in III° Congresso nazionale di Archeologia Medievale, Firenze, 2003, pp. 331-336. S. CAMPANA, Ricognizione archeologica nel territorio comunale di Montalcino: campagne 1999-2001. Progetto Carta Archeologica della Provincia di Siena, in . Ilcinesia. Nuove ricerche per la storia di Montalcino e il suo territorio, a cura di A. Cortonesi-R. Pagani, Roma, 2004, pp. 37-64).
  • Banche dati dell’attività di ricognizione aerea del Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento (LAP&T) che nel corso di cinque anni di attività ha raccolto circa 800 fotografie del territorio della Val d’Orcia. Oggi l’archivio è in parte consultabile in rete, grazie alla realizzazione di un atlante informatizzato dove si possono consultare e scaricare 332 riprese del territorio Val d’Orciano (http://www.lapetlab.it/).
  • Banca dati delle fotografie aeree storiche (1954-1976) studiate a partire dal 1984 (presto consultabili sul sito internet: http://www.lapetlab.it/).
  • Banche dati delle indagini geofisiche svolte dal 2003 dal Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi e Telerilevamento (LAP&T), che hanno interessato otto siti di interesse archeologico nel territorio Val d’Orciano, per un totale di 99650 m2 di copertura realmente battuta (banca dati in parte consultabile all’indirizzo http://www.lapetlab.it/).
  • Immagine multispettrale del satellite QuikBird-2 su un’area di 64 km2 di superficie a cavallo tra Castiglione d’Orcia e Pienza, acquisita nel giugno del 2002.
  • Questi archivi, di natura territoriale, sono lo specchio dell’attenzione verso il dato archeologico telerilevato, cioè acquisito senza entrare in diretto contatto con l’oggetto di interesse.
Questi archivi, di natura territoriale, sono lo specchio dell’attenzione verso il dato archeologico telerilevato, cioè acquisito senza entrare in diretto contatto con l’oggetto di interesse. La potenzialità di questo metodo di ricerca è rappresentata soprattutto dalla natura non distruttiva, quindi della sua ripetibilità nel tempo. L’essenza stessa del metodo di ricerca si coniuga con gli obiettivi del progetto, sintetizzabili in:
  • Intensificazione delle indagini archeologiche attraverso strategie di studio basate sull’integrazione dei metodi di indagine sviluppati negli ultimi anni dal LAP&T (immagini da satellite, fotografie scattate da aereo in campagne di ricognizione distribuite nel tempo, prospezioni geofisiche estensive, ricognizioni di superficie, monitoraggio dei monumenti, rilievi GPS dettagliati delle evidenze, delle morfologie, delle strutture. Sull’argomento si rimanda al punto 2, Innovatività del progetto).
  • Monitoraggio del patrimonio storico-archeologico della Valle tramite l’utilizzo dei metodi di telerilevamento che occupano un posto a parte tra quelli disponibili per la ricerca territoriale, poiché consentono di raccogliere dati su ampia scala e contestualmente operare analisi puntuali con un alto grado di dettaglio.
  • Gestione del patrimonio storico-archeologico da parte degli organi preposti, quali il Parco della Val d’Orcia e i cinque comuni che ne fanno parte. L’accesso al dato dovrà avvenire necessariamente mediante un GIS archeologico paesaggistico. Ogni elemento raccolto in prima persona dal ricercatore sarà georeferenziato, a seconda delle esigenze, con GPS metrico o centimetrino. Al fine di rispondere alle istanze del maggior numero di utenti, il sistema sarà progettato tenendo presente una futura consultazione tramite web.
  • Fruizione e diffusione dell’informazione storico-archeologica alla popolazione residente e ai visitatori in forme e modi diversificati, potenzialmente diretti a più fasce di utenti.



Università di Siena a Grosseto - Area di Archeologia Medievale
Dipartimento di Archeologia e Storia delle arti - Università di Siena

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